giovedì 9 luglio 2009

ALDO STELLITA: L’ULTIMO CANTO DEL POETA!

Finalmente ce l’ho fatta!


Questo spazio è dedicato ad un grande autore italiano che nel luglio del 1998 ci ha abbandonato… lasciando come eredità la sua musica, la sua poesia, la sua anima: Aldo Stellita.


L’idea di questa pagina nasce dal fatto che lo scorso anno, nel decennale della scomparsa, non ero pronto e non sapevo come affrontare questo progetto! Inoltre, ho avuto una specie di “risentimento”, giacché in un Paese in cui si celebra e si commemora tutto e tutti, anche ciò che non ha motivo di essere ricordato, non sono stati in tanti ad avere un pensiero per Aldo Stellita, eccetto qualche manifestazione, come quella del 30 giugno 2008, dalle 21 nel parco Villa Rossi di Sestri Ponente, con una grande serata musicale, omaggio al musicista (aperta da Carlo Marrale, il quale gli ha dedicato anche il suo ultimo disco, Melody Maker)… per il resto ho avuto solo poche altre notizie che qualcuno lo abbia ricordato…

…eppure sono ancora in tanti a ‘nutrirsi’, in tutti i sensi, della sua poesia!



ALDO STELLITA

Campobello di Mazara del Vallo (TP), 21/08/1947 – Udine, 09/07/1998


Salvatore Aldo Stellita non può essere dimenticato!

Oltre alle notizie biografiche legate al gruppo dei Matia Bazar, voglio parlare dell’uomo e dell’artista attraverso le testimonianze, trovate in rete, di coloro che lo hanno conosciuto.

Vorrei tentare un viaggio emozionale, attraverso gli altrui ricordi e il mio, di semplice “fruitore” della sua arte!

Chi ha avuto la fortuna di incontrarlo sulla propria strada non dimentica, oltre ai suoi zigomi alti, che ne denunciavano la discendenza teutonica (da parte di madre, altoatesina di Varna, BZ), la forza magnetica che questo esserino (non essendo molto alto, né robusto) emanava.

Era uno calmo, nel vero senso della parola; in seno al gruppo era il più vecchio, il più saggio, il più straniero. Di lui si innamoravano indifferentemente donne, uomini, giovani e vecchi, ma sembrava che tutto ciò non lo riguardasse.

Amava la sua Sicilia e il ricordo della sua breve infanzia siciliana. A Bolzano era approdato, con la famiglia, giovanissimo e dopo aver frequentato brillantemente il liceo scientifico, intraprese gli studi alla facoltà di Biologia, che lasciò a pochi passi dalla laurea, per amore della musica.

Amava tutto ciò che era amabile e si entusiasmava all’improvviso ridendo di gusto e scrollando tutto il corpo. Sapeva di tutto e di tutti e le discussioni con lui erano sempre a doppio senso: insegnamento ed apprendimento.

Non era mai triste, nel senso semantico del termine, ma sapeva stare in silenzio anche in compagnia scrivendo tonnellate di appunti (chissà se qualcuno li recuperati e conservati: che darei per leggerli!), dai quali, in maniera sempre disordinata, estraeva i bellissimi testi che in qualche modo riuscivano ad esprimersi nelle musiche dei Matia Bazar.

Intellettuale per forza e per scelta. Poeta?

Lui riusciva sempre ad adattare un testo, era campione di sinonimi, a volte quando gli si proponeva una frase musicale scriveva di getto il testo o l’idea che aveva in mente: sì, era un poeta!

La sua generosità e la sua sensibilità erano pari al suo talento, alla sua genialità! Affascinante e coltissimo: con lui si poteva parlare oltre che di fantascienza, astronomia, lirica, teatro e filosofia, anche del mondo, della geografia, dei popoli e, soprattutto, della storia; oltre che di musica (dai Pink Floyd a Brian Eno, da Jethto Tull a Kraftwerk, David Bowie, ma anche De Andrè e De Gregori), di cinema (amava Von Trotta, Bauhaus, Wim Wenders… quest’ultima passione ci accomuna!), di arte (Kandinshkij, Picasso), di sport (grande tifoso della Sampdoria, di Mancini e Vialli!).

Mauro Sabbione (da cui ho “rubato” molte delle notizie qui riportate e per questo lo ringrazio profondamente!) lo ricorda così: sembrava scoordinato fisicamente a tal punto da cominciare a camminare braccio destro gamba destra, se stava pensando a qualcosa e questo lo faceva anche sul palco… dove, però, aveva una straordinaria capacità di calpestare lo spazio scenico: non era mai impallato, fuori luogo, imbambolato; qualcuno lo poteva mettere in discussione dal punto di vista tecnico, ma le note che metteva erano sempre quelle giuste!

Forse, la sua personalità, schiacciata da quelle del gruppo, poteva non trovare spazio nella scena, ma la sua presenza (come quando decise di tagliarsi i capelli quasi a zero) dava credito e prestigio a tutta l’immagine del gruppo.

Schivo ed introverso, ma al tempo stesso pratico, razionale, responsabile. Era un faro per chi ha avuto la fortuna di frequentarlo; insomma il capo carismatico, dalla visione lungimirante delle questioni, al quale ci si rivolgeva per un appunto, una questione o per problematiche tecniche.

Anche il periodo postmoderno e del grande cambiamento era stato voluto fortissimamente da Aldo.

Mauro Sabbione racconta del giorno in cui, durante l’allestimento del Tango tour, disse: «…basta con i cavi per il palco, gli amplificatori, gli orpelli, la batteria, dobbiamo pulire tutta l’immagine…», con grande gioia dei tecnici di allora.

Era venerato dai tecnici: l’ultima parola nel suono, nelle luci era la sua, senza mai alzare la voce o arrabbiarsi.

Uomo dal carattere forte, “a volte era irremovibile nelle sue decisioni” – racconta Carlo Marrale, ricordandolo – “e noi le appoggiavamo sempre, perché eravamo certi fossero le più giuste”.


…continua…


Sì, continua!

Chiunque abbia voglia di aggiungere notizie, curiosità su Aldo, come uomo, artista, sia perché lo ha conosciuto personalmente o, come me, attraverso la sua musica, può lasciare la sua traccia ed io mi impegnerò ad ampliare questa pagina, anche modificando e cancellando le notizie non corrispondenti al vero o imprecise!

Inoltre, il mio desiderio è che questo spazio possa essere sempre libero e in continuo movimento.

Mi piacerebbe che si potesse parlare di tutto, senza censure, col garbo e la curiosità che erano propri di Aldo, per rendergli onore e renderlo orgoglioso del suo pubblico, dei suoi estimatori, dei suoi amici… sempre ed unicamente in sua memoria, per far sì che non sia mai dimenticato.

Grazie a tutti!



Da questo momento in poi del mio racconto può sembrare che non sia più rivolta la giusta attenzione nei confronti della figura di Stellita; ma, viceversa, se posso raccontare di quanto accadeva fuori e dentro al gruppo è proprio grazie alla presenza di Aldo!



Gli ultimi Matia Bazar


Il nome di Aldo è legato indissolubilmente al gruppo dei Matia Bazar, di cui fu uno dei fondatori, nonché l’anima.

Della storia dei Matia Bazar si possono trovare ogni tipo di notizia.

Qui vorrei tentare un viaggio in quello che è stato l’ultimo periodo della vita di Aldo, attraverso la musica dei suoi Matia Bazar.

Non farò, infatti, volutamente, riferimento ai momenti della storia del gruppo, prima degli anni qui raccontati, non per mancanza di stima (al contrario!), ma per non cadere nella tentazione degli inutili e superflui confronti (soprattutto in questo spazio!).

Per questo excursus, cercherò di seguire un ordine cronologico e farò parlare i diretti protagonisti, avvalendomi del materiale in possesso, soprattutto interviste e recensioni… oltre che dei miei ricordi e delle mie emozioni!

Sono nato negli anni '70 (insieme ai Matia?!) e, fino ad un certo momento della mia vita, la musica dei Matia Bazar era quella dei miei fratelli maggiori, per questo la subivo

Che «angheria» che ho patito!

Forse, per una specie di ribellione legata all’età, circa a metà degli anni ottanta ho cominciato a rifiutare la musica cosiddetta “dei grandi”, per cercare un mio percorso, sviluppare un mio personale gusto e, in particolar modo, non ascoltavo più molta musica italiana, se non per proseguire quella mia ricerca e tentare di trovare qualcosa che mi incuriosisse… per fare poi un bel corso di recupero negli anni a seguire!

Nell’estate del 1991, andai ad un concerto dei Matia Bazar, che avevano appena acquistato la nuova vocalist, Laura Valente: rimasi folgorato!

Da questo punto in poi cominciai a seguire assiduamente i Matia Bazar, perché lo avevo deciso io: era la mia scelta musicale… “da grande”!

Amo questo periodo dei Matia Bazar proprio in relazione al ricordo di Aldo e dei suoi ultimi anni di lavoro, che ho seguito di più in prima persona.

Amo questo periodo dei Matia Bazar proprio per il modo in cui ci sono arrivato.

Amo questo periodo dei Matia Bazar proprio perché sembra essere il meno ricordato e quasi ignorato dai molti… purtroppo, insieme ad Aldo, benché non fosse privo di classe, invenzioni, sperimentazione e buona qualità!

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1991. Matia Bazar: donna nuova, pop nuovo.


Sembra che, ancora una volta, sia stato decisivo il parere di Aldo, se la scelta della nuova vocalist cadde sulla sensuale Laura Bortolotti, in arte Valente, carismatica voce del periodo più pop-rock; figura fondamentale per la rinascita, ma sempre discreta, mai eccessiva: ancora eleganza e determinazione, proprio nello stile di quel gruppo.

La prima uscita ufficiale, fu il grande debutto dal vivo ad Amsterdam nel giugno ‘91, davanti a 20mila olandesi. Poi in 15 mesi, 100 concerti.

Nello stesso anno pubblicarono Anime pigre… Forse, lo erano stati un po’, dato che impiegarono due anni, prima di essere pronti per ricominciare, nonostante già in molti erano disposti a giurare sul tramonto definitivo del gruppo, una delle istituzioni più eleganti e originali della musica leggera italiana.

Ma loro ce la fecero: avevano una nuova cantante – la passionale Laura Valente – una tremenda voglia di riscatto, canzoni, idee e album nuovi fiammanti.

In poche parole, i Matia Bazar non vedevano l’ora di ributtarsi nella mischia.

Già da un paio di titoli di Anime pigre (ed. DDD, Distribuzione BMG Ricordi, 9 canzoni), s’individuava quell’ansia di rimettersi ancora in gioco, di ritrovare la gente dal vivo, senza tanti schermi protettivi.

La delicatissima Soli ci si perde rendeva bene questo sentimento, mentre la conclusiva Si può ricominciare (che, dato il titolo, poteva fare da ouverture al disco!) era il modo più chiaro di dire: «siamo di nuovo qui, ascoltateci».

Inoltre si intravedeva subito una svolta di repertorio più graffiante e moderno.

La curiosità più accesa stava, appunto, nel sentire la voce di Laura; di come il canto della Valente si potesse inserire nella musicalità dei Matia Bazar.

La legittima curiosità si scioglieva pian piano, dolcemente, come un cioccolatino fondente a lenta degustazione.

Se prima il canto della Valente si mimetizzava bene con quello degli altri, poi arrischiava qualche volo solitario, fino ad osare tutto nella seconda parte dell’album.

Così canzoni come Sei come me e ancor meglio C’era una volta, scritta dalla stessa Valente, rappresentavano la prova tangibile che l’esperimento era riuscito: i Matia Bazar avevano trovato una valida interprete.

Altre canzoni vincenti di Anime pigre erano l’orecchiabile Lungo il Po, dedicata a Gianni Celati e alla magica affascinazione del Delta italiano, la corale Fantasmi dell’opera, passando per l’accattivante Volo anch’io.

Quest’ultimo è un brano al quale sono particolarmente legato. In quegli anni viaggiavo spesso in treno e, non appena partivo, questa canzone mi risuonava in mente e, anche senza avere il walkman, le voci di Carlo e Laura mi accompagnavano per tutta la durata del viaggio. Ancora adesso è un brano a cui non rinuncio: è la mia colonna sonora e, se non riesco ad usare alcun supporto per ascoltarlo durante i miei viaggi, nella mia mente parte quel canto e… volo anch’io!

Giacomo Pellicciotti scriveva che c’era un modo decisivo per capire che i Matia erano davvero rinati dalle ceneri. Bastava parlare con loro, per respirare in diretta l’entusiasmo, l’aria di sfida, una contagiosa vitalità riafferrata per i capelli proprio con il provvidenziale arrivo della solare Laura.

Sergio Cossu, l’eclettico tastierista della band assicurava: «Adesso anche i nostri ruoli sono più chiari. Aldo Stellita è l’autore di tutti i testi, inventa i titoli dei brani e dei dischi: è, senza offesa, il ‘parolaio’ del gruppo. Carlo Marrale recupera tutta la vocalità melodica dei Matia. Lui è, fatte le debite proporzioni, il nostro Paul McCartney. Giancarlo Golzi il batterista, il motore del gruppo. Quanto a me, Sergio, io sono la musica. Sono quello che macina e ascolta più musica di tutti, da Phil Glass a Sakamoto, da Keith Jarrett ai Rolling Stones. Sempre con tutta umiltà, sono il John Lennon dei Matia Bazar. Laura è la più sanguigna, la più volitiva, la scossa d’energia che cercavamo».

Laura Valente era davvero una scarica elettrica di parole in ebollizione. Rossa di capelli e peperina, confessava sincera: «All’inizio ero molto spaventata… Ma è bastato conoscere i ragazzi, parlare un po’ con loro, trovarli così uniti e la paura se n’è andata via come d’incanto…».

Volendo addentrarci in una disamina delle singole individualità dei Matia Bazar, non si poteva fare a meno di notare il carattere… d’indispensabilità di ognuno di loro:

Aldo Stellita, il maître à penser, straordinaria figura di poeta introverso, sognatore e generoso, il quale ancora una volta, sempre grazie alla sua lungimiranza, era riuscito a traghettare il gruppo nel passaggio dalla precedente vocalità astrale a quella più carnale della Valente;

Carlo Marrale, equilibrista delle sei corde, artefice dei quel carattere caldo, esotico, mediterraneo. Si racconta che non è mai mancato neppure nelle prove discografiche più ostiche del gruppo;

Sergio Cossu, mai una semplice presenza dietro le tastiere, forse l’uomo-chiave per i Bazar dal 1985, per l’autonomia di un suono “nuovo”, “moderno”, con un vero talento organizzativo, come ha saputo dimostrare in tutto il suo percorso, un talento… inglese, grazie al suo background. Infatti, oltre ad essere stato uno dei pionieri in Italia dell’elettronica nella musica pop e ad aver partecipato attivamente negli anni ’70 alla nascita delle radio libere, nel 1980 partì per Londra, vivendo dal vivo la stagione del new wave.

Giancarlo Golzi, motore ritmico della formazione;

Laura Valente è la voce, la sferzata d’energia, la scintilla che ha riacceso i motori ed ha permesso di ripartire.

Saranno stati anche ‘anime pigre’, ma sembravano decisi a recuperare tutto il tempo perduto.

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Nel 1992 dopo il sesto posto al Festival di Sanremo con Piccoli giganti, rassegna che fa conoscere Laura al grande pubblico, seguirono oltre 40 concerti applauditi e affollati. Da non dimenticare le loro apparizioni televisive, durante l’estate, ogni domenica al Nuovo Cantagiro, gara canora trasmessa da Raidue.

Parteciparono a questa manifestazione con il brano Piccoli giganti: ammettevano di credere molto nel loro brano e di considerarlo un ottimo prodotto… e come dar loro torto!

Parteciparono graffiando sin dalla prima tappa, dove arrivarono primi, ex-equo con il super favorito Aleandro Baldi, nella sezione big.

Il fuoco di cui ardevano quei Matia Bazar e il loro carattere combattivo venivano fuori dalle interviste rilasciate, durante la kermesse.

Con Aleandro Baldi si sono dovuti battere puntata dopo puntata, punto su punto e Laura, portavoce del gruppo, rispondeva così ad Emilia Costantini:

«Aleandro ha ricevuto accoglienze calorosissime […] questo è il suo momento. Noi siamo stati sempre consapevoli di questo […] Non siamo d’accordo col solito detto che l’importante è partecipare. È importante soprattutto vincere!».

Non mancarono polemiche durante quella manifestazione. Il cantante Pupo, infatti, sparò a zero sugli organizzatori della manifestazione, accusandoli di avere snaturato la gara.

Paragoni! In ogni caso, nonostante le divergenze di vedute, la carovana canora continuò a piacere ai suoi protagonisti così com’era.

Sempre con la Costantini, la Valente asseriva: «Non si possono fare i paragoni con gli anni Sessanta, quando la gente andava in delirio per Rita Pavone o per Gianni Morandi. La televisione era in bianco e nero, la gente vedeva poco i cantanti e li mitizzava. Oggi, con tutte le televisioni che ci sono, i personaggi dello spettacolo fanno meno sensazione. Quindi io non sono d’accordo con le sparate isteriche di Pupo – proseguiva la cantante -; già quest’inverno aveva fatto affermazioni molto antipatiche durante il Festival di Sanremo, dando a tutti dei disonesti. In futuro prima di aprire bocca dovrebbe pensare di più.»

Quando si dice: il carattere!

Tra un concerto e l’altro e il Nuovo Cantagiro, i Matia Bazar, il 5 agosto 1992 alle 21 in piazzetta Reale (con ingresso libero) allestirono lo show Vacanze a Milano, dove questa nuova formazione, puntava su esibizioni ‘spettacolari’: canzoni come teatro.

I Matia Bazar, durante il loro iter artistico, attraverso svolte e mutamenti, hanno tentato di cercare, periodicamente, nuove piste sonore.

In quel concerto era possibile vedere in scena la sintesi della loro storia.

Carlo Marrale, chitarrista e voce del gruppo, risponde ad Elia Perboni:

«Abbiamo allestito uno show che punta sulla teatralità musicale».

D: «Teatralità, in che senso?»

R: «Tutto l’impianto scenico, le luci e i nostri movimenti sono stati studiati per far sì che la musica, la grande energia che in questo momento ci sentiamo dentro, vengono messe in risalto. Abbiamo ampiamente superato una fase critica […] ma Laura Valente è riuscita a portare nel gruppo tutta la sua grinta e un grande entusiasmo. Ora siamo in perfetta sintonia».

D: «Marrale, lei è autore con Aldo Stellita di tutti i motivi dei Matia Bazar. Quali sono, secondo lei, i titoli più significativi nelle tappe della vostra carriera?»

R: «Se dovessi scegliere partendo dagli anni Settanta per arrivare fino ad oggi citerei Stasera che sera, C’è tutto un mondo intorno, Vacanze romane, Ti sento, Volo anch’io e Piccoli giganti. Queste canzoni rappresentano momenti precisi e significativi…»

D: «Dopo tanti anni insieme quali sono i vostri rapporti personali?»

R: «Direi ottimi anche perché abbiamo superato insieme molte crisi. Quello che mi piace dei Matia è che ognuno di noi riesce a portare all’interno del gruppo la propria personalità e un apporto creativo che alla fine offrono, quale risultato artistico, un sound molto riconoscibile e un repertorio che varia e si rinnova».

D: «Dopo questo tour estivo e la partecipazione al Cantagiro quali impegni avete?»

R: «Abbiamo già scritto molte canzoni per un nuovo album, un progetto che focalizza ancor di più la voglia di vivere nella realtà quotidiana, di osservarla e fotografarla attraverso canzoni che mantengono, comunque, una chiave di lettura semplice, una comunicazione molto diretta e una fisicità alla quale non intendiamo rinunciare».

Intanto, esausti, si arrivò al 30 agosto 1992. infatti, iniziato il 30 maggio a Sorrento, dopo una bella galoppata di tre mesi, 14 tappe in 14 puntate, la carovana del Cantagiro, tagliò il traguardo a Fiuggi per la serata conclusiva.

Lo sprint finale fu mozzafiato, un testa a testa tra Aleandro Baldi e i Matia Bazar: solo una manciata di punti li divideva e la giuria doveva decidere chi sarebbe stato il campione.

La manifestazione si concluse con la vittoria (quasi annunciata, sin dalla prima puntata!) di Baldi, con 770 punti sui Matia Bazar, i quali non mollarono mai, ottenendo 750 punti!

Davvero un punteggio risicato!

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Dopo il Cantagiro e il lungo tour estivo, il 1 novembre 1992, al Rolling Stone di Milano, (corso XXII Marzo, alle 21.30, posto unico 25mila lire), i Matia Bazar, gruppo storico del pop, già da 17 anni sulle scene musicali, portarono a termine una lunga e felice serie di concerti, con un disco nuovo già pronto da consegnare all’inizio del ‘93.

Quasi di sicuro, non sarà esatta (però ci spero!), ma la scaletta di quel concerto di chiusura era questa:

Fantasmi dell’opera

Soli ci si perde

Aristocratica

Fantasia

Il video sono io

Elettrochoc

Vacanze romane

Souvenir

Sei come me

Noi

Cuba

Cavallo bianco

Volo anch’io

Si può ricominciare

Piccoli giganti

Ti sento

Stasera che sera

Mister mandarino

Bimbo solo

Che male fa

Per un’ora d’amore

Solo tu

C’è tutto un mondo intorno

Loro non cantavano in playback e questo si sentiva dalle piccole imperfezioni che ogni tanto venivano fuori, ma l’empatia che si creò col pubblico fu unica ed emozionante. Un indimenticabile concerto, grazie ad un’incantevole Laura Valente ed un Carlo Marrale in forma eccezionale: insieme durante la performance, senza ombra di dubbio, seppero esprimere al meglio le grandi doti canore, così come poterono esprimersi al meglio tutti i membri del gruppo!

Raccontavano così, a Gloria Pozzi, la loro rinascita:

«Tre anni fa eravamo in profonda crisi: con Laura Valente abbiamo ritrovato la voglia della sfida».

«Tre anni fa non sapevamo più chi fossimo, la nostra carriera sembrava aver preso una piega discendente. Il ‘92 ci ha restituito il maltolto, è stato un anno giusto, toccato dalla fortuna».

D: «Che cosa ha determinato la risalita?»

Aldo Stellita, Carlo Marrale, Sergio Cossu e Giancarlo Golzi rispondono all’unisono: «È tutto merito di Laura».

Capelli rossi, sguardo morbido, visino pulito e volitivo, Laura Valente, 29 anni (che ha raccolto la sfida!), sorride sentendo le lodi dei suoi compagni d’avventura musicale. Dicono i ragazzi storici dei Matia: «Lei ci ha rigenerati. Non volevamo disperdere il nostro patrimonio musicale […]. Sarebbe stato più facile proseguire in quattro. Ma la nostra musica ha bisogno della vocalità di una donna. Meglio non ci poteva andare: Laura ha una gran bella voce, suona benissimo chitarre e tastiera, collabora anche alla scrittura delle canzoni. Lei non è un’interprete e basta, ci fa sentire in competizione.»

Di ricominciare da zero, i Matia Bazar non hanno mai avuto paura. Anzi, ne hanno fatto una filosofia. Seguendo l’ispirazione hanno cavalcato la musica easy listening, la techno, il pop mitteleuropeo, la classica melodia all’italiana… evoluzioni di cui Aldo era il “discreto demiurgo” riuscendo a preservare il gruppo dal rischio di cerebralismo, così come da quello del “canzonettismo” banale. «Ci siamo sempre voluti metter in discussione, senza accontentarci delle posizioni acquisite. Siamo camaleonti e un po’ folli.»

Tra i Matia Bazar e Laura Valente fu un colpo di fulmine. Reciproco.

Loro avevano ascoltato e scartato dozzine di ragazze.

Lei aveva la bocca amara per il trattamento che i discografici riservavano alle donne autrici: «Ci siamo intesi al volo. Sono i ‘produttori’ che avevo sempre cercato.»

Alla domanda sulla difficoltà di farsi accettare dal pubblico. Laura non nascose: «All’inizio tremavo, c’era molta curiosità su di me. Tutto è andato liscio, tranne una volta vicino Roma…»

Ma Aldo Stellita intervenne facendole eco: «Il pubblico è quasi sempre diffidente, ma mai stolto. E lo testimoniano pure gli applausi che la gente tributa a Laura quando sola in scena, seduta al piano, interpreta Vacanze romane e Souvenir».

Per farsene un’idea, questa è una piccola dimostrazione dello spirito di Aldo! Benché non fosse incline ad intervenire spesso nelle interviste, al momento opportuno… sapeva come farlo!


Nel 1993 parteciparono ancora una volta al Festival di Sanremo con Dedicato a te, arrivando quarti… dietro ad alcune vittorie annunciate (ma poco importa qui!) e ottenendo uno straordinario successo.

Pubblicarono Dove le canzoni si avverano (ed. DDD, Distribuzione BMG Ariola, 8 canzoni).

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Mario Luzzato Fegiz si poneva questa domanda: «Esiste, sul fronte dei complessi, una terza via fra il melodico all’italiana dei Pooh e il rock arrabbiato dei Litfiba?» Rispondeva così…

«La terza via esiste: si chiama Matia Bazar».

Continuava, infatti, in quel periodo il lavoro di ricerca del gruppo, cercando questa famigerata via di mezzo: passarono dalla melodia all’italiana degli anni ’70 alle canzoni neoromantiche dal linguaggio moderno degli ’80, sfiorando l’avanguardia, arrivando a pensare a chi danza nei ’90.

I Matia Bazar proponevano questo nuovo disco, in cui l’impasto vocale e strumentale era piacevole e convincente in un clima di leggerezza generale, aperto dal brano Dedicato a te.

L’insieme era una mediazione fra virtuosismo vocale e ‘canzonetta’, con una grande propensione all’introspezione sentimentale e psicologica.

Le ambizioni andavano oltre nel brano Tra i pini di mare, in cui si tentava di dare una dimensione musicale al senso dell’infinito, attraverso atmosfere rarefatte.

Passando per dotte citazioni (Chi vuol essere lieto sia), approdando volentieri ai consueti temi amorosi.

C’era la ‘stravagante’ canzone intitolata Soldi soldissimi, su un mondo in cui l’individuo tende a essere schiacciato dai superlativi materiali e viene sottolineato il contrasto fra le grandi aspirazioni dell’anima e la banalità della quotidianità spicciola.

Dove le canzoni si avverano, che dà il titolo all’album, era un brano decisamente al di fuori degli schemi della canzone italiana, forse un po’ lugubre nella evocazione di una dimensione onirica.

Ma secondo i Matia Bazar «i sogni si avverano solo dove vince il sentimento». Tutto l’album era teso soprattutto verso la forma, che era perfetta, gli effetti musicali, l’impasto voce e musica.

Loro affermavano di fare una musica positiva, con l’ottimismo di chi aveva ricominciato da poco… «noi siamo una realtà in continuo movimento».

Con il brano Svegli nella notte parteciparono nello stesso anno al Festivalbar e al Canzoniere dell’estate e Laura si conferma front-woman del gruppo.

Parteciparono anche a Innocenti evasioni, disco tributo a Lucio Battisti, in cui interpretarono Con il nastro rosa.

Parteciparono, inoltre, al Festival Italiano, spettacolo trasmesso da Canale5 e condotto da Mike Bongiorno, con l’ottimo brano L’amore non finisce mai, dove una materna Laura Valente rivela in pieno anche la raggiunta maturità interpretativa.

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Nel 1994 Carlo Marrale decide di dire addio ai compagni di tante avventure, per intraprendere una strada da solista.

I gossip (soprattutto tra i fan’s) si sprecarono e, forse, ancora oggi quando si tocca l’argomento ci si scatena in voli fantastici… e, siccome non è uno spazio per i pettegolezzi, mi impossesso di una dichiarazione di Golzi, il quale spiegava così l’abbandono: «Carlo sta cercando come uomo la sua dimensione, convivendo con i suoi problemi esistenziali. Un processo di introspezione e maturità che ha scelto di vivere da solo».

Questa dichiarazione può completare ed ampliare quella fatta dallo stesso Marrale, in un’altra intervista rilasciata anni dopo, in cui lamentava i grandi cambiamenti che stava subendo il mercato discografico in quel periodo: si cominciava ad avere poca considerazione della creatività, della ricerca, ma si imponevano solo ritmi di produzione, a discapito della qualità… e lui non si riconosceva in quel… mercato.


Il 22 novembre 1995, dopo essere stati fermi due anni (credo dovuto anche alla maternità della Valente), al Propaganda di Milano, i Matia Bazar festeggiarono i loro vent’anni di carriera e la pubblicazione di Radiomatia.

L’uscita di Radiomatia (ed. Polydor, Distribuzione Polygram, 14 canzoni, prodotto da Sergio Cossu), accompagnava il loro giro di boa del ventennale.

Durante quei vent’anni di attività sono stati scardinati vecchi equilibri, sono stati costretti a rimettersi in discussione e giunsero a quel traguardo in quattro e, soprattutto, con un rinnovato entusiasmo.

Giancarlo Golzi rispondeva a Flavio Brighenti:

D: «Cosa ha spinto i Matia Bazar a rifare se stessi?».

R: «Il disco risponde all’esigenza di metter un punto fermo nella nostra carriera, piena di successi e di soddisfazioni, ma anche di dispiaceri e successi mancati. Consideriamo il ventennale come una boa raggiunta dopo una lunga regata, una boa attorno alla quale giriamo per riprendere il viaggio. Magari per altri vent’anni, sempre che la nostra carta d’identità ce lo permetta. Ci aggrappiamo all’esempio di gruppi come Pink Floyd o Rolling Stones, signori di cinquant’anni e oltre, che stanno ancora sul palco con grande dignità e consapevolezza, senza rincorrere mode giovanili che non possono appartenerci culturalmente».

D: «Ma qual è il pubblico dei Bazar? I fan’s della prima ora vi aspettano al varco per confrontare le versioni nuove…».

R: «Perderemo qualcuno legato alla vecchia immagine della band, ma abbiamo capito che stiamo acquistando nuove fasce giovani di pubblico. È accaduto con canzoni come Piccoli giganti e Dedicato a te; dal vivo poi il pubblico ci è vicino con un calore eccezionale. Evidentemente abbiamo seminato bene, negli ultimi anni…».

D: «Intanto Laura Valente, vocalist e autrice, è diventata a pieno titolo la front-woman del gruppo, l’elemento nel quale si rispecchia il pubblico dei Matia».

R: «Laura è una combattente, sul palco aggredisce la musica, corre, suda, coinvolge tutti con la sua carnalità. È grazie alla sua vitalità se oggi ci troviamo gli striscioni sotto il palco […] e che, francamente, ci rende felici come bambini. […] fa scattare nel pubblico quell’identificazione col gruppo […]».


Aldo Stellita, con la sua lungimiranza, ci aveva visto bene ancora una volta!


Sergio Cossu presentava il disco a Stefania Ulivi:

«Siamo stati fermi due anni. Ora torniamo con un disco che racconta i nostri vent’anni di storia e un messaggio: siamo pronti a tornare a Sanremo. Abbiamo una canzone in cui crediamo molto…».

«Matia Bazar è un suono che oggi appartiene a noi quattro, ma che è il frutto della storia di sette persone. Questo disco non è una collection. Tutta le canzoni hanno una veste nuova e sono rimasti fuori successi come Solo tu, Per un’ora d’amore. Ci sono brani famosi come Vacanze romane, Ti sento, La prima stella della sera, Piccoli giganti, ma anche pezzi passati più inosservati». C’è anche una cover, La scuola dei serpenti (You’re the voice), raffinato pezzo dell’australiano John Farnam. «È la prima volta, di solito siamo autori dei nostri brani», spiegava.

Sicuramente è un disco che mi spiazzò! Non me lo aspettavo così! Chissà cosa pensava la mia testolina: che avrebbero riproposto i brani facendo… cover (qui detto in senso non proprio positivo!) di se stessi!

Invece, no! Come diceva Sergio, non si trattava di una semplice collection, era un progetto diverso!

Ricordo il primo ascolto: rimasi senza parole. Non riuscii ad entrare subito nello spirito del disco, ma allo stesso tempo mi rimase addosso una strana curiosità… di riascoltarlo. Così, giorno dopo giorno, ero lì a voler soddisfare questa curiosità, a voler colmare quel «non so che» in cui precipitavo dopo ogni ascolto, come se fossi dovuto andare alla ricerca di qualcosa di più, di qualcosa che andasse oltre l’ascolto; e se in alcuni punti mi veniva (e mi viene ancora) voglia di “ballicchiare”, in altri mi fermavo ad assaporarne il movimento seducente di quella miscela di musica e voce.

Posso solo dire che non appena parte il CD, la mia mano comincia a battere il tempo insieme ai piedi, fino a farmi coinvolgere in un movimento di tutto il corpo, soprattutto per alcuni brani che sembrano essere stati arrangiati “ad hoc” per dare una scossa e mettere addosso la voglia di muoversi.

Se Ti sento diventa più rockeggiante, Stasera che sera si fa più suadente. Se La prima stella della sera (brano in cui Laura amava sfruttare le potenzialità di un cantato oscillante verso un parlato seducente) è energica, l’ode ai legami di coppia di Stringimi è straziante grazie ad un’interpretazione più sofferta. Eclettica è Aristocratica; senza trascurare l’assolo di chitarre iniziale di Dedicato a te, o il modo in cui la cantante modula la voce in pezzi come Cavallo bianco e C’è tutto un mondo intorno, senza cadere nella tentazione di enfasi, in cerca di acuti , superflui in questa occasione. Mi manchi ancora ha una sensualità che “è un pugno dritto nello stomaco” con quel sospiro che si avverte all’inizio; per non parlare di Fantasia, che mi fa ancora rabbrividire e… mi fa pensare, quando si cominciano ad elencare luoghi che tuttora sono teatro di guerre interminabili, quando il vocalizzo di Laura diventa un vero e proprio lamento di dolore, richiamando certe atmosfere orientaleggianti (nulla di più attuale!), ma che, per fortuna, finisce con una speranza che sta nel discorso della liberazione: «…la Patria è ritornata… Evviva l’Italia!» Che arrangiamento… e quanta attualità!

Questa suggestiva versione… direi ‘acida’, mi emoziona e mi fa venire sempre i brividi lungo la schiena!

Che dire!? Ancora oggi, a distanza di anni, continua ad essere una mia colonna sonora, sempre nel mio i-Pod: mi carica di energia, mi emoziona e non mi stanca ancora il suo ascolto!

In una delle tappe del Radiomatia tour, nel settembre del 1996, parteciparono anche alla rassegna Festival Feedback, a Bellinzona, e la scaletta del live era principalmente incentrato sull’album Radiomatia.

Una piccola curiosità era il look della Valente, la quale si presentò con i capelli corti e biondi!

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Inoltre, durante l’intervista post concerto, uno spettatore cominciò ad urlare qualcosa e Laura, da grande artista qual è,prese la palla al balzo e regalò un breve, ma magico fuori programma: cantò ‘a cappella’ Solo tu!

Al posto di Marrale, il gruppo era accompagnato da P. Gianoglio.

Già da un anno stavano lavorando ad un disco (“melodia latinoamericana, ritmi anglosassoni e incursioni techno”), che sarebbe dovuto uscire entro l’estate del ‘96.

Una domanda (fra le tante!) mi è rimasta senza risposta: qual era il brano che avrebbero voluto portare a Sanremo? Lo presentarono? Lo incisero? Se sì, qual è?

Purtroppo, da questo momento in poi, i Matia Bazar sembrarono scomparire dalle scene. Non parteciparono più a nessun Sanremo, né ad altra manifestazione… col senno di poi, credo che la spiegazione stesse nella malattia da cui era stato colpito il povero Aldo.



1997 Matia Bazar: ritorno al futuro.


Lunedì 2 giugno al Propaganda di via Castelbarco, alle 22, per Night Express, il programma in diretta di Radio 105, i Matia Bazar si presentarono con un nuovissimo lavoro: Benvenuti a Sausalito, (ed. Radiomatia s.r.l., Distribuzione Universal, 11 canzoni, prodotto da Sergio Cossu), album pop-rock, che testimonia la capacità del gruppo e della cantante di sapersi muovere in differenti spazi musicali.

Dopo vent’anni, durante i quali hanno spesso preceduto nuove tendenze, i Matia Bazar si sono fatti interpreti delle diverse epoche, dal post-beat alla musica leggera, dal pop alla techno, fino ad approdare alle atmosfere di fine millennio e con Benvenuti a Sausalito, dedicato alla cittadina californiana simbolo del periodo hippy, tornano a sperimentare sonorità ricercate e rockeggianti abbandonando il pop più tradizionale.

Volendo fare un vero viaggio a ritroso, dal ‘97 in poi, nell’ascoltare davvero il meglio dei Matia Bazar, soprattutto per i non-aficionados, come pure per i neofiti, è indubbio che Benvenuti a Sausalito è senz’altro «il» disco da scegliere per scoprire o riscoprire qualcosa di diverso.

Il quartetto aveva ancora entusiasmo e proseguiva, con tenacia e con tanta voglia di sperimentare, l’avventura dei Matia; quella storia che era partita da Genova nel ’75 ed era costellata di tappe importanti, di hit, cambiando rotte, puntando alle atmosfere elettroniche.

Questo è un album pieno di nuove sonorità elettriche, ma allo stesso tempo folk-etniche e, a mio avviso, dal respiro più internazionale!

In questo disco anche la voce di Laura sembra essere meno rock e più etnica raggiungendo vette altissime.

Benvenuti a Sausalito è da considerare un’ottima idea di concept-album con il filo conduttore del Messico e dell’America latina che si snoda tra le 11 canzoni che compongono il CD.

Le atmosfere festose e gioiose delle piazze e dei tequila-bar spagnoli accostate a quelle rarefatte delle zone di frontiera con il vento caldo che smuove gli arbusti del deserto attraverso pigre cittadine apparentemente abitate solo dai cani che sonnecchiano sotto i porticati, sono rese perfettamente dalle doti vocali di Laura capaci di armonie insolitamente pulite, leggiadre, ariose e talvolta persino affilate e taglienti, altre volte incredibilmente raffinate, elaborate e piene di pathos.

La Valente in questo disco dimostra una tale maestria e classe nel dominare la sua vocalità da non poter essere uguagliata. Con questo disco il gruppo, attraverso la sua cantante, sembrava aver ritrovato ancora una volta una sua nuova collocazione… naturale.

Quando ascolto questo CD non posso fare altro che cadere in uno stato catatonico, ipnotizzato dalle magiche sonorità e dal canto di Laura, con uno sfondo fatto di paesaggi permeati di atmosfere sognanti, ma anche da grandi solitudini. Si riescono a vivere tutti insieme il clima, i suoni, la gente, i sapori, gli odori… un sogno da cui non ci si vuole risvegliare, ma al tempo stesso col timore di non farlo!

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Quando non ci sei è il singolo che anticipa il nuovo disco e che dà la possibilità di sentire la vocalist cantare in un modo nuovo, a piena voce e con diverse sfumature. Ascoltando Sausalito, è impossibile non sentirsi addosso l’afa dei deserti ed è inevitabile immaginare alcune atmosfere di posti che, chissà quante volte, abbiamo solo visto nei film! E come non respirare l’aria di festa e il suo inno all’amicizia e fratellanza di Parola magica? Delicata Sotto il cielo del destino: la speranza che qualcosa possa cambiare (proprio del movimento hippy!). Singolare A.I.O., dal testo visionario accompagnato da un arrangiamento che ne sottolinea la particolarità.

Cos’è A.I.O.? Ho cercato di fare una ricerca e sono arrivato a questa conclusione: A.I.O., forse, fa riferimento al programma governativo della NASA American In Orbit, missione a cui partecipò nel 1971 (con l’Apollo 14) l’ingegnere, astronauta Edgar Mitchell, sesto astronauta ad andare sulla luna. Mitchell al ritorno sulla Terra fondò, nel 1973, la «scienza noetica», con la quale cercava di spiegare la mente e la spiritualità da un punto di vista scientifico. Frutto della sua esperienza, dopo aver viaggiato nello spazio e aver visto il nostro Pianeta dalla prospettiva lunare, cambiò il modo di vedere le cose: non più corpo e materia separati dall’anima e spirito, ma due facce della stessa medaglia, ribaltando così la concezione cartesiana che vorrebbe le due cose separate, attribuendo in questo modo valore alla teoria quantica di Einstein, la quale riconosceva la materia essere fatta di energia. L’innovazione della scienza quantistica stava nel riconoscere che l’intelletto interagisce con la materia, superando il dualismo cartesiano. Considerando la vita da un punto di vista cosmologico, secondo Mitchell non siamo soli nell’universo. Altre civiltà di altri pianeti, forse di altre galassie, ci hanno già preceduto e noi faremo lo stesso in futuro […] Siamo un tutt’uno, corpo e spirito, materia ed energia; un tutt’uno con il cosmo e sempre in evoluzione. All In One: A.I.O.

Questa è una sintesi del pensiero di Mitchell. Per completezza di informazioni, l’istituto di «noetic science» è sorto ed ha la sua sede principale (guarda il caso!) proprio a Sausalito. Inoltre, chiunque si sia incuriosito su come un uomo di scienza abbia scardinato le proprie conoscenze, abbia aperto la propria mente fino al punto di accettare l’esistenza di qualcos’altro, non rinnegando la scienza, bensì usando la stessa per poterlo dimostrare; chiunque voglia approfondire su come si sia giunti a queste convinzioni dal punto di vista scientifico, può leggere «The way of the explorer», dello stesso Mitchell: lettura interessante!

Si dice di Mitchell che è un uomo che abbia abbattuto tutti i muri della scienza pura per una coscienza cosmica: la visione totale dell’universo, dopo aver sperimentato quella che è definita estasi dell’unità.

Accattivante, seppur “strampalata”, questa è una mia ipotesi, a cui sono giunto anche grazie ad alcuni amici, poiché di questo disco non ho mai letto una recensione o un’intervista ai protagonisti; però prendendo in considerazione lo spirito curioso di Aldo, le sue molteplici conoscenze, non mi stupirebbe se stesse proprio in quello che ho descritto il senso di questa canzone.

Partendo, forse, dalle stesse considerazioni e ampliando i concetti nacque il brano Le Frontiere, «mattoni che non cadono mai… prigioni che non si aprono mai»; dove le frontiere da abbattere non sono solamente fisiche (raccontando quei territori di confine, facendo riferimento anche al carcere di Alcatraz, situato nell’isola di fronte alla cittadina di Sausalito…) ma, e soprattutto, mentali, intime, emotive, quei ‘confini’ che delimitano la nostra esistenza quotidiana e ci costringono nella mediocrità.

L’album raggiunge alte vette fino ad arrivare alla struggente Il grande sogno. Forse racconta della fine di una ideologia, di quel movimento hippy che a Sausalito nacque, la fine di un viaggio e, chissà, anche l’addio di un Aldo consapevole… che stava terminando il grande sogno… terreno?!

Quest’ultima, credo sia una chiave di lettura del testo che, attraverso dilanianti metafore, sembra non lasci spazio ad altre interpretazioni:

Io me ne andrò/anche se la paura/è un cielo nero su di me…

Quando sento parlare di te/le parole sono come stelle/gocce d’aria, di lacrime e sudore/che cadendo mi bruciano la pelle…

E tu sei un urlo/che mi muore in gola…

Ed una toccante Laura ha reso palpabili quelle atmosfere, con la sua appassionata interpretazione!

Un pezzo di vera poesia in musica!

Sfortunatamente questo è stato pure il loro ultimo lavoro. Non fu promosso, purtroppo, a causa della malattia del grande Stellita, il quale morì poco dopo.

Ascoltando Benvenuti a Sausalito ho sempre avuto la sensazione che fosse stato pubblicato un po’ prima del previsto, come se dovesse essere ancora completato. Mi spiego meglio. Ho avvertito una esigenza di pubblicarlo di fretta, perché rimandare… avrebbe potuto essere troppo tardi, forse legato allo stato di salute di Aldo… ma è una mia sensazione, null’altro!

Quando Aldo non partecipava più ai concerti, i Matia Bazar nel Sausalito tour erano accompagnati da Carlo de Bei (anche co-autore di alcuni brani del disco) alle chitarre e Nello Giudice al basso, oltre a Silvia Valente (Bortolotti), sorella di Laura, ai cori.

La scaletta, salvo errori (chiunque conosce la giusta sequenza, può indicarmela ed io provvederò a correggerla) era la seguente:

Quando non ci sei

Canzone di notte

Parola magica

La scuola dei serpenti

La prima stella della sera

Piccoli giganti

Sausalito

Il grande sogno

Aristocratica

Sotto il cielo del destino

Vacanze romane

Stasera che sera

Le frontiere

Una rosa una rondine un cane

Cavallo bianco

Ti sento

Dedicato a te.

Quest’ultimo brano chiudeva il concerto.

In quel tour, la versione di Aristocratica aveva un fantastico arrangiamento: molto rock, mozzafiato e un grande gioco di batterie e percussioni…

Chissà come si può fare per avere una registrazione di quel concerto!?

Nonostante l’incurabile male che lo aveva colpito, Aldo partecipò fino alla fine alle prove.

Stavano preparando il successivo tour che avrebbero fatto in Lettonia, quando una crisi lo costrinse ad un ricovero. Al suo fianco la moglie, Simonetta Carri, il figlio Jody e i Matia. Da lì a pochissimo tempo il coma e il decesso.

Non riesco ad immaginare di quali sentimenti potessero essere pervasi Sergio, Laura e Giancarlo, di quanta fatica dovessero fare per andare in concerto, vivendo da vicino la tragedia di Aldo.

In uno degli ultimi concerti, vi posso assicurare che, per quanta energia ed impegno ci mettessero, dal palco giungeva una palpabile tristezza e già si avvertiva una certa aria di addio!

Come ci aveva detto addio Aldo, in silenzio e senza clamori, così anche Sergio e Laura delicatamente, in punta di piedi ci salutavano, perché non aveva senso proseguire senza l’amico e fratello Aldo!

Certo avrebbero potuto sfruttare la situazione, l’onda emotiva e il nome del gruppo per continuare… ma hanno preferito rendergli onore!

Ricordo solo che ci furono esibizioni strepitose, quasi perfette; in alcuni brani una tangibile e delicata rabbia prendeva alla gola e toglieva il fiato. Non me ne ricordavo, ma non so da dove tirò fuori tutta quella voce Laura: per i “patiti” delle grandi estensioni, vi posso dire solo che non si poteva fare altro che rimanere a bocca aperta! Fra le tante, fece un’interpretazione di Cavallo bianco, senza mai urlare e senza mai essere eccessiva, ma tirando le note al punto di avere brividi lungo tutto il corpo, al punto di sentire il cuore gelarsi e quasi fermarsi: so solo che, senza che me ne accorgessi, senza che lo volessi, cominciarono a scendermi copiose lacrime e non riuscivo a smettere di piangere! Mai provato prima, né mai più dopo una simile emozione ad un concerto!

Chissà che in quel momento non stesse pensando proprio ad Aldo e gliela stesse dedicando!

Ve lo posso solo raccontare, ma non so se riesco a rendere al meglio e farvi arrivare quelle emozioni, grossi come macigni, che cadevano addosso a chi era lì presente!

Con Benvenuti a Sausalito, il gruppo affrontava atmosfere nuove, suoni di frontiera, influenzati da culture diverse e salutavano così il futuro…

Ma il futuro non fu benigno con questi ragazzi: il 9 luglio 1998 (poco prima delle 9) nella sua casa di Udine, muore Aldo Stellita.


Fine della storia.



Qualcuno più importante di me, che ha conosciuto Aldo Stellita, che ha vissuto la sua musica, la sua poesia ha detto che con la morte di Aldo, i Matia Bazar non hanno più senso…

Vista qual è la principale motivazione di questo spazio, per quel che vale e nel massimo rispetto per tutti, non posso che condividere!

Per questo non ci sono riferimenti alcuni a tutto ciò che è venuto dopo il 1998.

Ho voluto intensamente questa pagina per ricordare Aldo, per rendere omaggio a lui, alla sua poesia (che continua ad accompagnarmi, senza mai stancarmi!) e a chi ha saputo darle voce, a chi discretamente gli ha saputo viaggiare accanto, soprattutto nei momenti più tristi…


CIAO ALDO!



DEDICATO, INOLTRE, AI “SETTE” CHE HANNO ACCOMPAGNATO ALDO NEI «SUOI» VERI MATIA BAZAR, SIN DALLE ORIGINI. CRONOLOGICAMENTE:

PIERO CASSANO (DAL 1975 AL 1979)

ANTONELLA RUGGIERO (DAL 1975 AL 1989)

CARLO MARRALE (DAL 1975 AL 1994)

GIANCARLO GOLZI (DAL 1975 AL 1998)

MAURO SABBIONE (DAL 1981 AL 1984)

SERGIO COSSU (DAL 1985 AL 1998)

LAURA VALENTE (DAL 1991 AL 1998)

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16 commenti:

  1. Complimenti! Sei stato bravo a raccogliere tanto materiale! Ma quante cose che neanche immaginavo! Hai altre notizie? Effettivamente si è sempre parlato poco di Aldo: gli hai fatto un grande omaggio!

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  2. Grazie! Come ho scritto sin dall'inizio, è frutto di mesi di ricerca non solo tra i miei ritagli, i miei ricordi, le notizie raccolte in rete, ma ho potuto fare questo omaggio anche grazie a persone che mi hanno fornito informazioni, dettagli: posso dire che è stato un lavoro di gruppo di tutti quelli che hanno stima e amore per questo grande autore!
    Come già detto, chiunque voglia aggiungere, o darmi ulteriori informazioni, io sarò ben lieto di tenere aggiornato questo spazio. Proverò a rendere pubblico il mio contatto, in modo da poter essere raggiunto più facilmente, se si vuole inviare materiale, notizie...
    Ben graditi anche consigli e suggerimenti per lo stesso blog, a cui devo apportare ancora delle modifiche!
    Grazie e ciao!

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  3. Ciao Mario! Ti ricordi di me? Sono Filippo del sito matiabazastory! Che bast...do: ce l'hai fatta a fare il blog!!! :)) Ma è bellissimo!!! Sono contento che ti siano servite le mie informazioni! Sono davvero contento di vedere realizzato questo progetto. Mi raccomando, completalo!
    Come va!? Sono rientrato in Italia solo per qualche giorno. Mia moglie (Giulia, te la ricordi?) ti saluta. Noi siamo ormai quasi del tutto americani! Il mio lavoro va bene e anche quello di mia moglie!
    Se decidi di venire a lavorare lì, come ricercatore, sappi che sei il benvenuto!
    PS: se hai ancora la mia mail, scrivimi! Ci farebbe davvero molto piacere riprendere i contatti. Noi sul sito non ci andiamo quasi più, per colpa nostra ovviamente: c'è sempre un gran da fare!
    PPS: abbiamo anche il secondo, anzi seconda figlia!

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  4. Pur avendoti fatto i complimenti di persona per l'ottimo lavoro svolto, volevo congratularmi anche pubblicamente!
    Un abbraccio, ciao
    G.

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  5. Grazie Giulio! Mi auguro che sia ottimo questo lavoro: mi accontenterei se fosse solo discreto! Soprattutto, però, mi auguro che si avverta l'amore e la passione con cui l'ho svolto! Come ben sai, la scrittura di Aldo mi piace e amo i "suoi" Matia, soprattutto l'ultimo periodo, come ho avuto modo di spiegare nel blog. Ciao! ;)

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  6. Filippo!!!! Ma che sorpresa! Mai e poi mai mi sarei aspettato di vedere un tuo commento! Spero che anche dagli States, tu possa leggere il blog... altrimenti a che serve la globalizzazione!? Ti ricordi la discussione su questo argomento! :D
    Spero di aggiustare questa pagina, aggiungendo anche foto, ma come dici tu: c'è sempre un gran da fare!
    A proposito, complimenti per la prole!
    Venire lì!? Guarda lo farei su due piedi, se non fossi troppo... (come mi hai definito una volta?)... troppo "cerebroide"! Mi devi ancora spiegare bene a modo cosa intendevi! :P
    Come hai visto ho usato le anche le tue info: sei stato prezioso!
    Saluto te e la Giulia con un forte abbraccio!
    PS: mi riprometto di andare a recuperare la tua mail, così ti scrivo! Ciao!

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  7. Ciao Mario! Penso che tu abbia fatto un lavoro davvero interessante per ricordare Aldo e quegli anni! Io c'ero sempre: chissà che forse ci siamo pure incontrati! Mi hai fatto rivivere dei momenti davvero magici con questo racconto: avevo brivi lungo la schiena! Ma tu c'eri all'ultimo concerto? Ho pianto come una scema! E Laura!? Come'era!? Fenomenale! Posso chiederti se qualcuno di loro si è fatto sentire con te, ti ha detto qualcosa, consigli, notizie... sarebbe un gran bel gesto da parte loro! Io adoravo Laura, perché era diversa dalla Ruggiero, senza per questo aver tolto niente al gruppo! Secondo me, anzi, aveva dato una bella rinfrescata all'immagine, anche se nessuno lo ha mai capito! Complimenti! E mi raccomando completalo: secondo me fai venire un bel lavoro! Ciao!

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  8. Grazie Paola, anche per esserti iscritta tra i lettori fissi! Ne sono felice! Penso che siano in tanti a cantare canzoni di cui non conoscono la storia, soprattutto dei suoi autori! Aldo è sempre stato uno discreto, per questo ho pensato di contribuire a rendergli omaggio e ricordandolo a modo mio! Certo non ho detto niente che non si possa trovare altrove, ma ho voluto raccogliere il tutto in un'unica pagina!
    Quanto agli altri componenti, ho trovato la piena disponibilità da parte di Carlo Marrale di aiutarmi qualora avessi bisogno di qualcosa per continuare questo viaggio! Anche Sergio Cossu mi ha detto che gli fa piacere ricordare Aldo. Laura potrei anche raggiungerla, ma è una donna di una discrezione imbarazzante e non vorrei essere troppo invadente, anche se credo che un giorno di questi le scriverò! In fondo è una pagina di cui lei ne è protagonista!
    A quelli che ancora portano in giro il nome dei Matia (qualche volta mortificandolo, secondo me!) non li ho nemmeno contattati: credo che a loro non farebbe piacere leggere quello che ho scritto, quello penso a riguardo del gruppo... da un certopunto in poi!
    Grazie e spero di tenere aggiornato questo spazio! Ovviamente anche col vostro aiuto, spero!

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  9. Voglio scrivere anche io un piccolo pensiero per il non sempre sufficientemente ricordato grande Grandissimo Aldo. Un groppo in gola mi prende se ricordo quando io, ignaro della sua scomparsa, la sera dopo il concerto di Claudio Baglioni, mia sorella mi dice...ma sai che Claudio Baglioni nel corso di un suo concerto ha ricordato la scomparsa di un manager discografico e di un componente dei MATIA BAZAR. Sconcertato chiamo una carissima persona a Lui molto vicino e ho avuto la tristissima conferma. Da quel giorno è cambiato qualcosa e sono quì a riconfermare la mia stima e affetto per il nostro unico poeta. Mi piace ricordare un grande momento in suo onore in occasione di un concerto di Antonella Ruggiero in un caldissimo Luglio 1998 in piazza Duomo a Milano. Un ragazzo fra la folla grida: "Antonella, un pensiero per Aldo!!!" e Antonella, con un la voce commossa e come sempre, non incline a parlare....se la memopria non m'inganna..... disse: "Sì, un pensiero per ALDO che oltre ad essere stato un bravissimo bassista dei Matia Bazar, era anche una grandissima persona...Martyn (mail: martyns1971@yahoo.it)

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  10. Martyn, che dire!? Ti ringrazio per il tuo racconto! Ecco, hai centrato in pieno quale vuole essere lo spirito di questo spazio: un racconto, un episodio, un'emozione, un pezzo di vita con quel gruppo, con la loro musica! Mi piace che tu abbia voluto condividere questo momento: spero che in tanti vogliano fare come te! Spero che piaccia questa lettura e che sia chiaro il mio intento e il perché della scelta di quello che è stato il suo ultimo periodo! Grazie per aver lasciato anche la mail, di cui farò buon uso! GRAZIE per aver partecipato a questo spazio.

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  11. p.s. Mi chiamo Mauro Sabbione e nn Sabbioni...grazie.

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  12. Ciao Mario! :-)
    Non sapevo fossi così appassionato di musica :-) Bellissimo omaggio ad Aldo! Grandi Matia Bazar!
    Bacione
    Etta

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  13. Mauro, scusami! Ho corretto SABBIONE! Sai che non me ne ero mai accorto del reiterato errore!? Forse ero innamorato quando l'ho scritto! :-D

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  14. Etta!!! GRAZIE! Sai che mi hai stupito anche tu quando mi hai detto che avevo letto e commentato questa pagina! Sì, lo so, sono una sorpresa: uno non se lo aspetta che possa avere una simile passione... e non è l'unica! Ti piace l'arte, vedere mostre... quando ci vediamo ne parliamo!
    Bacioni anche a te!

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  15. Complimenti per il tuo articolo. Ho conosciuto Aldo tanti anni fa ad un concerto che i Matia fecero a Seregno (MB). Gli chiesi come mai durante lo spettacolo non avesse usato il suo Music Man e mi rispose che aveva idea di togliergli i tasti rendendolo fretless (sono bassista anch'io). Lo ho sempre stimato musicalmente. Amo molto "Tram" dove Aldo scandisce in modo perfetto tutto il brano. Vorrei che qualcuno potesse dirmi dove è sepolto o dove sono le sue ceneri, per potergli portare un saluto e un fiore.
    Luca
    civluse@tiscalinet.it

    Grazie

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  16. Aldo è sepolto nel cimitero di San Giorgio di Nogaro (Udine), non l'entrata principale ma quella secondaria davanti a Via Collalta, campo 7, fila 17, fossa 12 (la penultima),
    Marcello (apprendista bassista)
    marcello.bruggianesi@gmail.com

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